Dove il tango è il conduttore della nostra elettricità

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Lettera aperta a Marco
Marco, il tuo commento alle foto fatte ad IN-Boscati ha sorpreso pure me:

Alessio hai sempre la capacità di sorprendermi !!! … vai oltre le mie idee, le traduci sapientemente … e mi rendo conto che quando parliamo mi ascolti in maniera profondissima cogliendo i noccioli dei miei pensieri per poi spesso anticiparmi e rivoltarli creativamente … … che enormi possibilità si aprono in questo modo – nelle amicizie grazie … Sai che ad IN-BOSCATI voglio fare ANIMA e MAGIA !!! … si che lo sai perché in queste foto c’è ANIMA e MAGIA … grande m

Abbiamo due professioni diverse, abitiamo due mondi opposti. Il mio si erge su zero ed uno, vero o falso, bianco o nero; il tuo sulle sfumature, sul non-schema, sulla destrutturazione. Mi sorprendo anch’io di quanto a volte il mio pensiero riesca a combinarsi con il tuo.
Prima delle ore di laboratorio dal tuo PC uscì la voce di Servillo. Il capitolo di Lezione numero uno sulla seduzione di Sorrentino risuonò in teatro; capii che avevamo letto lo stesso libro e che avevamo scelto lo stesso passo come quello che ci aveva colpiti di più. Una cosa per me ancora più curiosa, era che certi concetti li avevo già fatti miei prima di leggere quel libro: lo sviluppo della propria bellezza in assenza di quella congenita per sedurre, per piacere, per essere. Ma in senso più ampio, cercare dentro di sé e valorizzare un talento in mancanza di qualcosa che la natura non ti ha donato fin dalla nascita. Quel passo di quel libro che ha come titolo Hanno tutti ragione: allora ce l’avevo anch’io ragione.

Come è vicino quel passo con i passi che abbiamo provato in laboratorio e con quelli che abbiamo ripetuto ad ogni tanda; come è vicino quel passo alla fatica di rendere un posto che è così speciale ma spoglio, in qualcosa di accogliente, caldo e familiare. Com’è vicino quel passo alla complessità di far sentire trenta persone diverse come un’unica compagnia teatrale che va in scena una volta l’anno, avendo studiato ognuno la propria parte senza aver fatto le prove generali assieme.
Senza rete.

Credere in qualcosa di intangibile, provare ad andare oltre la pesantezza dell’ego e della realizzazione della propria immagine, scoprire come l’armonia della ronda è l’effetto dell’armonia d’insieme, sentirsi toccato da un abbraccio che non t’aspetti.
Niente calcoli, solo cuore.
Tanto cuore.
Tanta voglia di dare.

Donare una bellezza disegnata e costruita con l’anima, dentro una magica bolla verde dove puoi sentirti leggero, sentirti libero, sentirti libero di volare come un uccello o una libellula, dove il tango è il conduttore della nostra elettricità.

“Like I feel a change in me whole body. Like there’s a fire in me body. I’m just there… flyin’… like a bird. Like electricity. Yeah… like electricity.” (Billy Elliot)

La magia del tango: alla ricerca delle tangenti

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Sviluppare la propria sensibilità, renderla comprensibile a se stessi, saperla maneggiare con cura per il rispetto di sé stessi e degli altri. Nella ricerca dei perché ci sono delle zone però che dobbiamo lasciare al nostro istinto, alla nostre percezioni basiche e primordiali, così da saper vivere anche forti emozioni perché inaspettate e senza filtri: quello che i bambini sanno fare benissimo, quello che riusciamo a fare spesso entrando in milonga.
Perché quell’attimo che ci lascia senza respiro è costruito sopra la nostra esperienza e sensibilità ma è la congiunzione di fattori diversi, ognuno con la propria densità, velocità e forma.
Cerchiamo tutti quel momento unico: è la tangente delle nostre azioni ed emozioni e di quelle di chi stiamo abbracciando e della musica che sta suonanrdo. Si incontreranno solo una volta che rimarrà per sempre nella nostra memoria.
A volte ricerchiamo quello stesso momento e, se lo troviamo, ci accorgiamo che non è lo stesso punto di prima. Abbiamo scoperto paradossalmente un’altra tangente: a dispetto delle definizioni geometriche, nel tango può succedere perché tutto parte dal petto: connessione, respiro, essenza e battito.

 

Tanti chilometri su a nord est, trovi le tangenti del tango in ogni loro dimensione: personale, di coppia, di comunità. Ogni anno lassù un gruppo di appassionate/i si riunisce ed attira gente di ogni dove. Ogni anno fanno prima a ballarsi un tango che a contarsi quanti sono. Qualcuno lo vedi poco o quasi mai, qualcuna capisci se è in ‘servizio’ o meno dalle scarpe che indossa. La loro ospitalità è così tanto di cuore che, personalmente, ogni volta che vado mi sento a casa. Come nelle amicizie più profonde, anche dopo un anno senza vederci è come essere stati insieme il giorno prima, è come un filo che si sospende e non si rompe mai. Più che un filo, visto che parliamo della città della Barcolana, una cima. Lo sanno bene loro che le usano nel luogo della Bora, una cima è difficile da spezzare, figuriamoci tre!

 

p.s. visto che di questi tempi viene in mente (purtroppo) altro  😉
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1 [tan-gèn-te] agg., s.• agg. geom. Riferito a un ente geometrico che abbia con un altro ente un solo punto in comune: retta t. a una circonferenza

Quando la quadratura del cerchio (o della ronda) esiste davvero

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Non era la prima volta che stavo lì, ma era la mia prima esperienza di quel tipo. La potevo immaginare bella e positiva come tante altre, ma è bastato entrarci dentro per sentire l’incanto: un’apnea del tempo, una bolla come la descrive chi l’ha ideata. La mia impressione è stata di meraviglia, di ottime sensazioni oltre l’ordinario, oltre lo star bene. Forse è per questo che qualcuno lo chiama Paradiso?

Guardi fuori dal finestrone e ti accorgi che sta schiarendo: è l’alba del Lunedì. Tre giorni di prezioso tango lunghi quanto un sogno diventato realtà. Non vuoi andare a dormire, sei stanco ma non hai sonno. Sarà il Guaranito? In parte. Sarà il piacevole inglese con cadenza venexiana? Pure. Forse è ora di mettersi nel sacco a pelo e riposarsi. Già, l’ultimo sonno lo farò lì dentro, assieme a chi non se ne è andato a casa. Condivisione. Siamo in pochi, non come le notti precedenti quando erano tanti, tutti a condividere spazi comuni, dormendo su tappetini e materassini e facendo i turni alla doccia. Ci vuole tanta pazienza, ci vuole rispetto per gli altri. Sì, condivisione, rispetto.

Viviamo solitamente giornate ordinarie colme di incontri/scontri, di problemi, di stress, di velocità, di muri: quante energie perse.

Poi per tre giorni entri in una bolla incantata, trovi persone disponibili a condividere tempi e spazi con te, rispettose del tuo essere. Non hai più bisogno di corazze che filtrano te, la tua anima e la tua mente. Nessuno ne ha bisogno lì. Ognuno è se stesso, pronto ad aprirsi,  in attesa di connettersi con tutti e tutto. Ti senti dentro. Connessione.

Condivisione, rispetto, connessione:
è proprio questa la qualità di questa esperienza.

E’ bastato parlare con persone già esperte di questo posto, tanguere e tangueri sensibili e generosi che mi hanno aiutato a capire la quadratura del cerchio, o della ronda se volete. Una ronda condivisa, rispettosa, altamente connessa: chiamala qualità del tango. Espandi il tutto ad un livello più generale e troverai gente che ha vissuto tre giorni dall’alta ed intensa qualità della vita di relazione: più che una semplice famiglia, una famiglia milonguera.